Transgenerazionale

l'inconscio familiare

Che cos'è il transgenerazionale

Racchiudiamo nel termine Discipline a indirizzo Transgenerazionale tutti i filoni di ricerca (teorica, empirica ed esperienziale) che si sono occupati dell’individuo e delle sue condizioni considerandolo non come un’entità a se’ stante, ma come parte di un sistema, in primis familiare, poi sociale, culturale, biologico in quanto ognuno di questi aspetti si interseca inevitabilmente con la vita delle famiglie definendone e influenzandone il contesto.
Al di là dei contributi pionieristici di qualche autore, che come spesso accade cominciano a fare da breccia nella precedente “visione del mondo” (che a posteriori appare sempre monolitica), è negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso che si diffonde trasversalmente a varie discipline (psichiatria e psicologia, antropologia, biologia) l’interesse per la dimensione sistemica dell’essere umano e l’esplorazione dei meccanismi attraverso i quali sistema e individuo si influenzano reciprocamente.

Jacob Levi Moreno, il fondatore dello psicodramma, introduce il concetto di coinconscio gruppale che nell’ambito del gruppo “famiglia” diviene inconscio familiare.
Si deve a Ivan Boszormenyi-Nagi il termine lealtà familiari invisibili. Con l’aggettivo invisibili si evidenzia il fatto che i processi di fedeltà alla famiglia di origine e ai suoi mandati nella maggior parte dei casi avviene al di là della dimensione cosciente e volontaria dell’ndividuo. Tanto più questi sono nascosti e inconsapevoli nella psiche del membro della famiglia, tanto più sono influenti nell’ esercitare un “potere invisibile” sulle sue scelte.
La scuola di Palo Alto, in California, è la fucina in cui nasce la psicologia sistemica. Secondo questo approccio, il centro dell’indagine psicologica del processo terapeutico non è più il singolo individuo, seppur con tutta la complessità del proprio mondo interiore, ma il soggetto come parte integrante del sistema che “abita”. Il focus dell’intervento terapeutico non è basato quindi sugli elementi del sistema, ma sulla relazione tra gli elementi. Come osserverebbe Ludwig von Bertalanffy, fondatore della teoria generale dei sistemi, è proprio l’interazione tra le parti (come scambio di energia fornita, informazioni date o celate, rappresentazioni, memorie) che rende tale un sistema e non lo fa regredire al semplice stato di insieme. In questa visione cominciano ad assumere importanza quindi i modelli cognitivi alla base della comunicazione umana. Watzlavick ne postula gli assiomi e, concentrando l’attenzione sui processi comunicativi, ci spiega come permessi, divieti e comportamenti deputati a realizzare l’omeostasi all’interno del sistema familiare siano sottesi al linguaggio, verbale e non verbale. Bateson, altro esponente del gruppo di Palo Alto, analizzando le interazioni all’interno di famiglie di pazienti affetti da disturbi schizofrenici, rivela l’importanza della congruenza del messaggio nella comunicazione tra genitore e figlio che espone nella sua teoria del doppio legame. La presenza di contraddizioni persistenti nello stile comunicativo del genitore può costituire un fattore delle tendenze dissociative di un bambino, ad esempio.

Che cos'è la Psicogenealogia

Tra i contributi più rilevanti a queste discipline è quello dato da A.A. Schutzenberger, a cui è comunemente associato il termine psicogenealogia. Freudiana di formazione, allieva di Moreno e di Francoise Doltò, ebbe anche modo di frequentare da vicino l’ambiente della scuola di Palo Alto. Incorpora quindi nel suo lavoro clinico tutte le conoscenze sopracitate. Lo strumento del genosociogramma, mutuato da Moreno, e da lei sviluppato permette di disegnare una mappa degli avvenimenti significativi della famiglia nell’arco di più generazioni. L’albero genealogico viene rappresentato per iscritto e fatto vivere attraverso la narrazione emotiva e la descrizione dei suoi membri e del tipo di relazioni che li legano. Ciò consente di osservare la propria mappa del mondo in relazione sistemica con quella degli altri appartenenti alla famiglia e far emergere i punti di conflitto, identificazione o assenza. La tessitura delle vite di una famiglia a volte si dipana anche attraverso le date che convogliano avvenimenti tragici simili per contenuto o per analogia. La cosiddetta sindrome di anniversario si manifesta ad esempio quando nello stesso momento dell’anno accadono eventi simili a individui appartenenti a generazioni diverse, come se una memoria sovrapersonale riconducesse la psiche a rivivere lo stesso tipo di avvenimenti finché il dolore ad essi legato non viene riconosciuto e sciolto.
Abraham e Torok, due psicanalisti freudiani, coniugi di origine ungherese, introdussero nel 1978 i concetti di fantasma e cripta. Dalle loro osservazioni cliniche emerse l’immagine di un fantasma che vive all’interno di un discendente, agendo e parlando al suo posto. Il luogo psichico interiore in cui il fantasma può permanere viene considerata come una cripta all’interno della psiche della persona ospitante che rimane separata dalla sua. Per dirlo con le loro stesse parole “il fantasma è una formazione dell’inconscio che non è mai stata cosciente e risulta dal passaggio dall’inconscio del genitore all’inconscio del figlio. E’ il lavoro nell’inconscio del segreto inconfessabile di un altro” che viene così mantenuto vivo perché possa essere un giorno svelato.

Cos'è la Metagenealogia?

L’approccio creativo alla trasformazione delle proprie dinamiche limitanti derivanti dalla storia del proprio albero genealogico si deve invece ad Alejandro Jodorowsky, artista eclettico, scrittore, regista e nell’ultima parte della sua carriera “moderno guaritore”.
Con il termine “Metagenealogia” intende non solo lo studio del passato familiare, ma anche il processo verso “la chiamata del futuro”, cioè la spinta alla realizzazione rispetto a talenti e intenti che spesso, nostro malgrado, il nostro albero genealogico ci impedisce di compiere. L’analisi delle ripetizioni, dei conflitti e delle dinamiche psicogenealogiche viene associato a forme di espressione artistica o veri e propri atti rituali, recuperando quel significato antico dell’arte che alle origini aveva profondamente a che fare con la guarigione, sia interiore che esteriore, e con la sacralità. Attraverso questi “agiti” il nostro inconscio riceve direttamente il messaggio di cambiamento per mezzo del linguaggio del simbolo, che ha il potenziale di incidere quei blocchi e quelle convinzioni che, per fedeltà al clan, bisogno di appartenenza, naturale istinto di imitazione di ciò che ci è familiare, tendiamo a mantenere attivi per quanto si rivelino controproducenti rispetto alla nostra volontà anemica.

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